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I bambini sono istintivamente attratti dagli animali, parlano lo stesso linguaggio emotivo e comunicano tra loro in maniera spontanea usando il corpo, il contatto, lo sguardo, il movimento e la telepatia.

Entrambi condividono un rapporto viscerale e immediato con le emozioni, sperimentandole  in tutta la loro intensità.

IMG_0963La presenza di un animale domestico, significa, prima di tutto, attenzione al suo accudimento: preoccuparsi di dargli da mangiare e da bere nella quantità e nelle ore giuste, fare attenzione alle altre sue necessità fisiologiche, al suo stato di salute e all’umore, dedicargli comunque del tempo,  tutte esperienze di grande impegno e di grande responsabilità che possono rendere per la prima volta il bambino consapevole che un altro essere è in una condizione di dipendenza da lui e che quindi la sua presenza gioca un ruolo attivo e determinante per la sopravvivenza e il benessere di qualcun altro.

11052232_936043153114952_3495208348818037756_nTutte le fasi della scelta: specie, razza, indole, le attitudini, la taglia e i bisogni affettivi che il cane dovrebbe soddisfare, hanno già per il bambino un alto valore educativo; se affrontate con la piena consapevolezza del loro significato (compreso il rifiuto, motivato, di avere la compagnia di un animale), trasmettono l’idea del rispetto per la vita e per la dignità di un altro essere vivente.

Di sicuro, questi fattori giocheranno un ruolo fondamentale nell’equilibrio del rapporto futuro fra il bambino e il cane: è da qui, per esempio, che può nascere il riconoscimento che la proprietà di un animale è molto diversa da quella di un giocattolo, che il primo non può essere consumato come si consuma il secondo, che, a differenza delle cose, questo essere ha un’identità e una soggettività ben precise da tenere in grande considerazione.

La relazione si esprime principalmente sul piano affettivo-emotivo e sapersi esprimere in questo senso significa soprattutto acquisire una gamma di codici metalinguistici.

Diventa basilare da parte del bambino saper osservare, fare attenzione, riflettere, imparare ad “ascoltare” i messaggi dell’altro, sapere dare al feedback un valore positivo nel senso che il messaggio di ritorno dia luogo effettivamente a un cambiamento e a una crescita; dall’altro, tale rapporto implica la capacità di esplorare, di esercitare e controllare il mondo dell’analogico, dal tono della voce alle espressioni del viso, dai gesti, alle posture del corpo, alla propria posizione e distanza nei confronti dell’altro.

Il significato più generale di tutto ciò rimangono, tuttavia, l’attenzione e il rispetto per l’altro, per il diverso da sé, per la sua indole, i suoi comportamenti, il suo carattere.

Il progetto DI TE MI “FIDO” recependo un vuoto informativo/formativo, trova la sua giusta collocazione in un contesto di educazione cittadinanza attiva/convivenza civile promossa e sostenuta da anni dal sistema educativo della nostra società e per la sua formula dinamica, immediata, eticamente e pedagogicamente corretta,  entusiastica accoglienza presso le scuole.

Non servono tante parole per comunicare,  la nostra persona è l’elemento basilare, ma tutto il contesto concorre ad agevolare o a rendere difficile la trasmissione di un messaggio.

Il bambino è molto ricettivo, una spugna che assorbe con facilità, suoni, colori, odori, l’espressione del viso, lo sguardo, i movimenti…anche il silenzio, ma non  avendo sovrastrutture mentali come gli adulti, è esposto a molti rischi.

È molto diretto nelle sue domande e giustamente pretende risposte che soddisfino la sua voglia di conoscere.

189Nel nostro caso, il progetto DI TE MI “FIDO” oltre a dare informazioni stabilisce una relazione con il bambino e cattura la sua attenzione attenendosi a requisiti fondamentali:

  1. Non confonde con contraddizioni tra il linguaggio verbale e iconico (immagini) e comportamentale; è importante rendere credibile il messaggio con la postura del corpo, il tono della voce tutto ciò non solo da efficacia al messaggio ma al contempo mantiene desta l’attenzione;
  2. Tratta gli argomenti presentandoli in base alle loro priorità, altrimenti sarebbe una comunicazione confusa;
  3. Potenzia l’apporto empatico (se ti tirano le orecchie, o ti lasciano senza cena sei contento?)
  4. Suscita attenzione ed interesse agevolando l’ascolto e l’apprendimento, per cui è bene inserisce tra suoni, parole e musica, bei momenti di silenzio caratterizzati da mimica facciale e gestuale; anche perché nel caso specifico la relazione tra bambino e cane si basa soprattutto sull’osservazione e l’interpretazione delle manifestazioni comportamentali di quest’ultimo.

Prof.ssa Maria Grazia Guarino
Pedagogista A.N.PE

 

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